Cambio di rotta per la gestione dei rifiuti

Oltre il 75 per cento dei rifiuti italiani viene smaltito mediante discarica. Nonostante l’incremento dei sistemi di recupero e di riciclaggio, prevale ancora l’uso della discarica nello smaltimento dei rifiuti.
Negli ultimi anni il nostro paese si è distinto in modo negativo per il mancato rispetto degli accordi sulla riduzione delle emissioni di gas serra.
Per comprendere a pieno la centralità del settore del riciclo all’interno della questione, basti pensare che solo nel 2004, ad esempio, grazie all’impiego delle tecnologie per il recupero della plastica, si sono evitate emissioni di gas per 105 milioni di tonnellate, corrispondenti all’inquinamento immesso nell’ambiente se si fosse dovuto produrre un quantitativo di nuove materie plastiche pari a quello riciclato.

Riciclo in Italia: poche luci molte ombre
Qual è allora la situazione dell’Italia nell’ambito dei diversi settori del riciclo?
Bene la raccolta della carta, la quale ha superato il consumo di macero da parte delle cartiere italiane e ha permesso alle esportazioni di sorpassare in quantità le importazioni di carta di qualità.
A buon punto anche la raccolta degli imballaggi in acciaio che passa da 575 mila tonnellate nel 2003 a 595 mila tonnellate nel 2004 con un buon 57,9 per cento di merce reintrodotta nel mercato.
Ancora meglio la raccolta degli imballaggi in alluminio. Dopo Stati Uniti e Giappone, il nostro paese (assieme alla Germania) è il terzo riciclatore mondiale di alluminio.
Ben il 76 per cento dell’alluminio totale prodotto in Italia deriva da attività di recupero. L’alluminio gode di una infinita riciclabilità e quindi offre un contributo importante in termini di salvaguardia ambientale.
Dal riciclaggio di questo materiale deriva infatti un risparmio energetico pari a 2,2 milioni di tep (tonnellate equivalente petrolio), e un risparmio di emissioni nell’atmosfera di 6,2 milioni di tonnellate di Co2, che equivalgono alla Co2 emessa se si fosse prodotta una quantità di nuovo alluminio pari a quella recuperata.

Peggio non può andare
Niente male quindi. Tuttavia c’è poco da stare allegri. Sul versante della raccolta del vetro, ad esempio, c’è ancora molta strada da fare.
Pur essendo il terzo produttore di imballaggi di vetro in Europa, il nostro paese raccoglie e recupera ancora troppo poco. Soprattutto il sud raccoglie solo il 15 per cento del totale nazionale.
Con il suo 6 per cento inoltre, l’Italia è il paese che recupera meno pneumatici fuori uso a fronte di una media europea del 25 per cento.
Di conseguenza, risulta troppo elevata la quantità di gomma destinata alle discariche: 47,5 per cento su media europea del 25 per cento.
Male inoltre sul versante della demolizione dei veicoli. Oltre ad una assenza di normative precise, questo settore soffre della concorrenza sleale di operatori illeciti non autorizzati allo smaltimento.
L’assenza di processi di recupero energetici efficienti (attualmente solo il 5 per cento) per il settore, spingono infatti a esportare i rifiuti in Germania.
Anche il settore del recupero dei rifiuti inerti (costruzioni, demolizioni) soffre di una sostanziale arretratezza. Su 40 milioni di tonnellate raccolte nel 2004 solo il 10 per cento è stato recuperato, mentre il resto è destinato alle discariche.
Ma la nota più dolente riguarda il settore della raccolta e del riciclo della plastica il quale, sebbene abbia delle ricadute molto rilevanti sull’ambiente, soffre di alcuni problemi davvero seri.
Nel 2004 in Italia, su oltre 5 milioni di tonnellate di materiali termoplastici immessi al consumo risulterebbero avviati al riciclo meno del 17 per cento, a fronte di altre medie europee ben superiori: Francia 44 per cento; Belgio 60 per cento; Svizzera 70 per cento; Germania 80 per cento. Il sistema italiano del riciclo materie plastiche soffre di una crisi di disponibilità di materie prime tale da aver ridotto il grado di sfruttamento degli impianti a quasi il 50 per cento, finendo per mettere a rischio la sopravvivenza delle stesse aziende del riciclo.

Prossima rivoluzione
Un segno positivo in controtendenza rispetto ai ritardi legislativi, riguarda invece la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Delle 89 mila tonnellate di Raee recuperati nel 2004, più della metà è costituita da rifiuti pericolosi.
Con il Decreto legislativo n.151 del 25 luglio 2005 sono state recepite tre direttive europee entrate in vigore l’ estate scorsa (agosto 2006) e che rappresenteranno un cambiamento epocale nel settore elettrico, elettronico e tecnologico in generale, attualmente in rapida ascesa.Le due direttive Raee impongono ai produttori l’onere della raccolta e dell’avvio al recupero dei Raee affidandosi a gestori qualificati; danno il via libera alla raccolta differenziata dei Raee; e introducono per i commercianti il principio del “vuoto a rendere”, ossia del ritiro del vecchio al momento dell’acquisto del nuovo.
La direttiva Rohs (rifiuti elettrici pericolosi) invece restringe l’utilizzo di alcune sostanze tossiche (mercurio, cadmio, piombo, cromo esavalente e altre) e orienta i produttori verso l’utilizzo di tecnologie a minor impatto ambientale.

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