Emilia Romagna, parola d’ordine “ricostruire”

Di questi tempi è molto difficile trovare gente che non ami piangersi addosso, che anche dopo una disgrazia trovi il coraggio di ricominciare, senza perdersi nelle lacrime o nel latte versato. E’ vero, sono tempi terribili e di certo non manca la sofferenza, sia economica sia morale, viviamo tutti in preda a questo disincantato presente, ricco di rimorsi e povero di promesse per il domani. Eppure, di fronte a tutto questo, non ho potuto non apprezzare e riscoprire valore e coraggio nell’atteggiamento di quegli straordinari uomini e donne che hanno subito tra le disgrazie forse la peggiore: il terremoto, che ormai da 20 giorni continua a squassare la terra, ma non gli animi, degli abitanti dell’Emilia Romagna. Queste persone, davvero speciali, stanno dimostrando all’Italia intera che dopo il pianto, dopo la catarsi del dolore, bisogna costruire, anzi ricostruire, meglio e bene quello che si è perduto. L’esempio dato dai tanti lavoratori, imprenditori, uomini di fede e cittadini vari, che già il giorno dopo il primo sisma hanno immediatamente ripreso a lavorare, nelle fabbriche, nei campi, nei ruoli professionali e non solo, correndo ahiloro anche rischi altissimi, ha avuto su di me un impatto forte, quasi brutale. Ho avuto avanti agli occhi l’immagine di quella che è la migliore Italia, quella sempre in pista, mai ferma a commiserarsi, che non aspetta aiuto o assistenza, che per prima si rimbocca le maniche e scende in campo per sporcarsi le mani, con il cuore e la coscienza pulita di chi ha un’etica del fare, che supera mille parole. Nei giorni passati non ho potuto fare a meno di sentirmi vicino a queste persone, che con grande senso pratico hanno prima di tutto chiesto la possibilità di superare le barriere e gli ostacoli imposti dalla burocrazia di questo Paese. Non denari o finanziamenti, dunque, che spero comunque arrivino, ma soprattutto libertà nel rispetto delle regole, per riprendere da dove si era lasciato, per fare di un dramma un’opportunità di sviluppo, guardando fisso al domani che, come si sa, è spietato e  non aspetta alcuno. Così, mentre l’altra Italia litiga, commisera, parla e sparla e, nella migliore delle cattive tradizioni italiche, cerca qualcuno o qualcosa su cui scaricare un pesante barile, quel pezzo del nostro Paese, abituato al lavoro, va avanti comunque e, se necessario, da solo, con una forza e una perseveranza quasi imbarazzante per questa nazione che ama attendere contro una regione che preferisce fare. Insomma, guardo tutto questo e una parte di me si riempie di grande orgoglio al pensiero che quelle persone sono italiani come me e stanno dimostrando a tutti quanta forza si nasconda in questa terra, fatta di uomini e donne straordinari. Covo il sogno che questo grande ed eccezionale esempio di operosità, che è anche amore viscerale per la propria terra, sia contagioso e dilaghi in tutto lo stivale, tocchi le radici del nostro modus essendi e ci trasformi in cittadini più consapevoli del fatto che il primo aiuto, il primo esempio è quello che diamo a noi stessi con le nostre azioni; poi arriveranno anche altro ed altri, ma la prima reazione (quella giusta) è sempre la stessa: scendere in campo e scavare, sporcarsi le mani, fare di noi stessi strumento di cambiamento. E poi magari sperare che altri ci seguano, anche se hanno le lacrime ancora fresche sulla faccia e nel petto un grande dolore, ma ci seguano: con l’esigenza improcrastinabile di continuare e andare avanti e superare un brutto presente per un futuro migliore.

admin

4 commenti

  1. Un pensiero così importante- pieno di vita- solo Tu potevi farlo.
    Questa pagina è stata trasferita a tutti i soci dela nosta Unione Unms che ti ringraziano.
    DIEZ Carmine Presidente UNMS Napoli

  2. Maria Bellagamba

    Spero veramente che quest’ultima triste e drammatica esperienza, insegni all’Italiani ad essere meno individualisti e con poca memoria,
    altrimenti l’Italia non si rialzerà più. Quindi le parole dette sono
    lodevoli, ma sono i fatti che contano!

  3. E’ forse la vena del Sud Italia che dopo aver percorso (e conquistato) l’intera penisola (dilagando anche oltre le frontiere) pulsa coraggio e forza ! Quella capacità di reagire e affrontare qualsiasi evento che la vita ci pone. Quella tenacia che solo la parte piu’ verace degli Italiani possiede, quella essenza che ci fa sentire orgogliosi e che nelle gioie e nei dolori ci fa sentire tutti Italiani.

    Antonio V.

  4. Tullio Vellucci Longo

    Conosco molti emiliani, ed è vero: il loro modus agendi è coinvolgente e dilagante. l’augurio è che sia soprattutto contagioso per il Paese intero.

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