Indennità: sistema da riformare

La vera fonte di energia rinnovabile è quella dei giovani di questo Paese. Una fonte di energia nuova e sana che si concentra soprattutto in quella parte dell’Italia – la Campania – con un bilancio anagrafico positivo e dove gli under 35 sono circa il 30 per cento della popolazione totale. Fatto di non poco conto in una nazione vecchia e gerontoiatrica come la nostra. Ebbene, finalmente anche altri importanti quotidiani stanno improvvisamente riscoprendo questi giovani ed il loro valore aggiunto. Non tanto per la genialità e il talento espressi da quanti tra loro hanno voluto e saputo farsi spazio all’interno del mondo della Politica, dell’Università, del Giornalismo, della Cultura, della Impresa. Ma partendo dalla prospettiva opposta. Ovvero dall’incapacità di affermarsi della stragrande maggioranza di questi giovani, scoraggiati a realizzare il proprio futuro nel nostro Paese – e ancor più nella nostra regione – da politiche e atteggiamenti che non si fondano sulla meritocrazia. ” ovvio che questa non è necessariamente legata al fattore anagrafico. Ma è sicuramente, laddove trovasse applicazione, un fattore di stimolo che, unitamente alle politiche sociali, allo svecchiamento anticipato della classe dirigenziale, non solo nelle Pmi o nelle grandi imprese, ma anche e soprattutto nell’Universitaria, in Politica e nella classe dei Burocrati di Stato, potrebbe, con una inderogabile riforma degli ammortizzatori, ridare slancio ad un paese che non ingrana più la marcia. Il fattore anagrafico, invece, troppo spesso si accompagna – per nostra sfortuna – ad una perdita di spinta propulsiva, in tutti i campi e settori, generando una mancata innovazione che è direttamente proporzionale alla mancanza di giovani nei ruoli e nei luoghi che decidono il nostro futuro.Un primo, importante passo è sicuramente quello di riformare (e questo Governo ha i numeri e le possibilità per farlo) le politiche e il costo del lavoro. Va da sé che le riforme devono essere consequenziali o si rischierebbe – complice la grave crisi globale – che le imprese non siano più in grado di cogliere le opportunità di contratti a costi più convenienti o – per parafrasare un vecchio adagio – che il “Cavallo non voglia Bere”. Per questo motivo, per creare e dare anche il tempo necessario al nostro sistema produttivo di riformarsi, è difficile immaginare lo sviluppo di un più moderno mercato del lavoro grazie a semplici manovre fiscali.
Senza una riforma degli ammortizzatori sociali sarebbe complicato avviare quella stagione di politiche attive del lavoro necessaria ad aumentare l’occupabilità e l’adattabilità dei lavoratori. L’obbiettivo dell’istituzione, anche in Italia, di un’ indennità vera di disoccupazione per tutti i disoccupati, che da ultimi dati sono soprattutto giovani, collegata alla formazione, che sia di aiuto fino al reinserimento nel mondo del lavoro, ha costituito il fulcro dello sviluppo dei moderni welfare to work in mezza Europa. In gran parte dei paesi europei è già prevista un’ indennità per tutti i disoccupati collegata alla formazione ed ai servizi per il lavoro. Attualmente in Italia solo il 20 per cento delle persone in cerca di lavoro beneficia di tali indennità, contro l’80 per cento in Germania, il 70 della Francia ed il 100 del Regno Unito. Questo dato è oltremodo misero, visto che l’Italia da sempre si è preoccupata dei lavoratori delle grandi imprese, dimenticando troppo spesso che il nostro tessuto economico – e quindi di lavoratori – è formato per il 95 per cento da Pmi, spesso attive in settori come quello dei servizi, assolutamente scoperto da qualsiasi forma di recupero e reintegro o indennità per i propri lavoratori. Ad essere esclusi sono soprattutto i giovani lavoratori precari, per i quali non esiste alcuna forma di integrazione al reddito. Un’indennità di disoccupazione ed una rete di servizi per tutti i disoccupati, anche in Italia, che sostenga attivamente le persone fino al loro pieno reinserimento professionale, rappresenta il necessario start up per tutti coloro che sono alla ricerca di una occupazione, consentendo agli stessi di riqualificarsi e mantenere un livello di vita dignitoso. Finanziare tale riforma sarebbe possibile razionalizzando gli oltre 20 miliardi all’anno destinati ad interventi per il lavoro. Integrando le risorse con interventi paralleli alla riduzione del costo del lavoro, che consentano ad imprese ed ai lavoratori di versare un quota piccola del proprio salario per finanziare le indennità di disoccupazione nelle loro diverse forme. In questo modo si consentirebbe al nostro paese di diventare più europeo e nei fatto più “giovane”. Di smarcarsi da quella cultura del “vecchio” che sta pericolosamente penetrando anche nelle grandi e piccole lobby

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