Per diventare un Mare, ci vogliono migliaia di giovani gocce

Buone e cattive notizie si susseguono senza sosta. Qui nello stivale, come nel mondo, non abbiamo più certezze di fondo. Sappiamo di vivere e di essere in crisi, nella morale, nella vita familiare, nell’economia, ma sappiamo, o almeno ci dicono, che stiamo uscendo da un periodo di default, che stiamo crescendo, che i conti sono migliori e peggiori, che il Pil non misura la felicità di un popolo, ma che per raggiungere la felicità abbiamo bisogno di un paniere nuovo.
Potrei continuare a lungo in questo elenco di statistiche tanto vere quanto distanti, ma non otterrei alcunché, se non annoiarvi, nella lettura, però posso dire cosa veramente conosco, cosa vivo ogni giorno, come cittadino dell’Europa che, per grazia, ma anche per sfortuna, vive a Napoli.
So che per me da cittadino diventa sempre più difficile esercitare i miei diritti, vederli riconosciuti dal sistema. Sempre più sono, invece, violentato dai miei doveri, dal peso di uno Stato cattivo che dimentica alla sua destra il valore della storia e alla sua sinistra il valore del merito. So che essere riconosciuti in un ideale, in un progetto come comunità, città, paese, è impossibile perché lavoriamo sempre alla giornata, con poca prospettiva e poco interesse al domani, ci siamo nel nostro insieme disaffezionati al futuro, nonostante le sue promesse non siano mai state così grandi.

Il mondo sta cambiando, mentre noi siamo obbligati al presente, lasciamo cadere la storia in macerie, rinunciando tanto all’eredità pompeiana, come a quella dell’unità nazionale. Rinunciamo al futuro perché non sappiamo scommettere sui giovani, sulla scienza, sulle sfide della green economy. Eppure, nonostante questo, soprattutto i piccoli cittadini, le piccole imprese, le piccole comunità tentano di rivoluzionarsi nelle prospettive, nelle idee, nel modo di affrontare le sfide. Piccole comunità montane si trasformano in realtà ecologicamente sostenibili, attraverso l’impegno diretto dei singoli cittadini, piccole imprese investono tutto nell’innovazione dei processi, piccoli ricercatori fanno rivoluzioni nel campo della medicina, piccoli ma straordinari giovani, cambiano il mondo, inventando un algoritmo. Insomma, c’è molto da sperare perché il mondo sta cambiando e noi con esso e anche quando non ce ne accorgiamo diamo il nostro contributo.
Un ultimo esempio: poco meno di una settimana fa, ho visto piccoli uomini e donne mettersi insieme in maniera volontaria e pacifica per cercare di cambiare Napoli, pulendo spiagge, raccogliendo rifiuti per strada, differenziandoli e depositandoli negli appositi contenitori.

Ho visto soprattutto i giovani, che sembravano essere scomparsi, scendere per la strada e dire “basta, siamo qui anche noi a dare una mano”. Ho visto tanti piccoli gesti che potrebbero risollevare le sorti e la speranza della nostra regione e ho pensato che stiamo cambiando anche noi forse, ancora lentamente, ma in maniera inesorabile, come un onda che cresce da lontano e ritorna sulla terra ferma per bagnare i cuori e la mente delle persone, facendo pulizia della rabbia, della disperazione, dell’abbandono e riportando aria ed acqua fresca.
Ho rivisto finalmente tanti giovani per strada e sono tornato a respirare, forse erano solo poche gocce, ma dopotutto il mare si fa un pochino alla volta.

Angelo Bruscino

admin

2 commenti

  1. Ciao Angelo, anch’io condivido la percezione di uno smarrimento d’identità contrapposto alla consapevolezza della “buona azione quotidiana”. Una dicotomia forte tra quello che siamo come comunità e quello che vogliamo come singoli.

    Come tu scrivi, abbiamo bisogno di aria fresca, di ossigeno positivo. Il tempo farà il resto.

    Un caro saluto
    Mauro

    • Mauro, io credo che noi da soli non bastiamo, ma siamo sicuramente una grande e nuova iniezione di aria nuova necessaria al ricambio, poi dobbiamo sperare che anche qualche altra coscienza si risvegli …

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