Teatro San Carlo, grande opportunità o grande sconfitta

In queste ore a Napoli si sta sviluppando un dibattito sulla scelta del nuovo Sovrintendente del San Carlo di Napoli, e da cittadino di Napoli, amante dell’arte, della musica e della cultura nelle sue più alte forme, ma soprattutto in veste di imprenditore che ha anche aziende in Campania e di Presidente Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confapi, mi sento di intervenire sull’argomento.

Più di tutte mi ha colpito la candidatura del comunicatore e manager culturale Roberto Race, forse perché più vicino a me per età, per visione e per concretezza. Credo fermamente che non si possa continuare a parlare di futuro e di rilancio del San Carlo senza far intervenire e dar la parola a chi il futuro lo vive e lo costruisce ogni giorno. Per quanto sia un grande estimatore del nostro teatro non posso certo dire che negli ultimi anni si sia dimostrato al passo con i tempi, per le scelte che sono state attuate e messe in campo, non è stato in grado, fino ad ora, di ragionare con logiche moderne. 

Mi permetto un paragone con il Teatro La Scala, che deve il suo successo a livello internazionale anche alla scelta di direttori artistici più giovani, brillanti e lungimiranti nell’elaborazione dei progetti o alla felice gestione del Museo del Louvre a Parigi, che sa “prestarsi” al mondo delle imprese.

Sono un imprenditore, concreto e razionale e credo che la chiave vincente sia quella di applicare alla gestione del San Carlo un paradigma di un’impresa. Non mi si accusi subito di voler mercificare la cultura o renderla schiava di logiche economiche ed aziendali, tutt’altro. E’ la gestione dei processi che deve cambiare, la vision, attraverso il rilancio del San Carlo si potrebbe rilanciare l’immagine dell’intera Napoli a livello nazionale e nel mondo.

Condivido pienamente poi l’idea delle sponsorizzazioni, ma come dice Race, non fredde donazioni economiche, che fatte così non servono né a chi le fa né a chi le riceve, ma al coinvolgimento attivo delle PMI nella realizzazione di progetti dinamici, innovativi, contingenti. Non bisogna pensare solo al sostegno di grandi gruppi internazionali per riportare in auge uno dei teatri simbolo della musica classica nel mondo, ma soprattutto ad accordi con le nostre piccole e medie imprese, di cui l’Italia tutta, ed il Mezzogiorno in particolare, è piena. E vi assicuro c’è un tessuto di PMI che se ci fossero una governance chiara, un business plan di visione ed un management di qualità sarebbe pronta a fare la propria parte.

admin

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